Editoriale
I DUE FILI DELLA MIA ESISTENZA
Autore: Massimo Mila
A trent'anni dalla sua scomparsa riproponiamo una scelta degli scritti di montagna che l'autorevole musicologo dedicò a quella che definì, insieme alla vocazione alla cultura, l'amore dell'avventura alpina: le due facce della sua persona, i due fili della sua esistenza.
Una passione giovanile, che mai lo abbandonò, e che gli fece scrivere alla mamma, durante la prigionia a Regina Coeli: «Levati dalla testa che io senta in qualche modo la mancanza di musica teatri e cinematografi (...). Non sono queste le sofferenze della galera: le uniche cose di cui sento la mancanza siete voi e la montagna».
Arricchiscono questa edizione alcuni testi e immagini inedite, l'aggiornamento della prefazione di Gianni Vattimo e l'introduzione dello storico Alessandro Pastore. Resta intatto il piacere di leggere pagine connotate dalla scrittura di Mila che Italo Calvino definì di «decisione, leggerezza, concretezza» e dal modo con cui l'autore racconta, con arguto senso dello humour e distaccata ironia, le sue "imprese alpinistiche" e interviene su alcune vicende storiche dell'alpinismo nostrano e Internazionale.
Massimo Mila (1910-1988) è stato uno dei più autorevoli musicologi italiani della seconda metà del Novecento, oltre che un uomo di cultura e di impegno civile. Al Liceo D'Azeglio di Torino fu allievo di Augusto Monti e frequentò Norberto Bobbio, Giulio Einaudi, Vittorio Foa, Leone Ginzburg e Cesare Pavese. Dopo la laurea conseguita all'Università di Torino con una tesi sul melodramma di Verdi, pubblicata nel 1933, rivestì un importante ruolo di consulenza prima alla Utet, poi presso la nuova casa editrice Einaudi. Arrestato nel 1935 a causa della sua attività antifascista, trascorse cinque anni in carcere a Roma e, dopo 1'8 settembre 1943, prese parte alla Resistenza nel Canavese come commissario politico delle formazioni di Giustizia e Libertà.
Dopo la guerra divise il suo impegno professionale fra l'insegnamento di Storia della musica, la critica militante (scrivendo su «l'Unità», «L' Espresso» e «La Stampa») e il lavoro editoriale e letterario. Per tutta la vita coltivò la passione per la montagna, sia nella pratica che nella scrittura, alternando i récits d'ascension ai saggi sulla storia e la letteratura dell'alpinismo e alle testimonianze su amici e compagni di cordata.
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A trent'anni dalla sua scomparsa riproponiamo una scelta degli scritti di montagna che l'autorevole musicologo dedicò a quella che definì, insieme alla vocazione alla cultura, l'amore dell'avventura alpina: le due facce della sua persona, i due fili della sua esistenza.
Una passione giovanile, che mai lo abbandonò, e che gli fece scrivere alla mamma, durante la prigionia a Regina Coeli: «Levati dalla testa che io senta in qualche modo la mancanza di musica teatri e cinematografi (...). Non sono queste le sofferenze della galera: le uniche cose di cui sento la mancanza siete voi e la montagna».
Arricchiscono questa edizione alcuni testi e immagini inedite, l'aggiornamento della prefazione di Gianni Vattimo e l'introduzione dello storico Alessandro Pastore. Resta intatto il piacere di leggere pagine connotate dalla scrittura di Mila che Italo Calvino definì di «decisione, leggerezza, concretezza» e dal modo con cui l'autore racconta, con arguto senso dello humour e distaccata ironia, le sue "imprese alpinistiche" e interviene su alcune vicende storiche dell'alpinismo nostrano e Internazionale.
Massimo Mila (1910-1988) è stato uno dei più autorevoli musicologi italiani della seconda metà del Novecento, oltre che un uomo di cultura e di impegno civile. Al Liceo D'Azeglio di Torino fu allievo di Augusto Monti e frequentò Norberto Bobbio, Giulio Einaudi, Vittorio Foa, Leone Ginzburg e Cesare Pavese. Dopo la laurea conseguita all'Università di Torino con una tesi sul melodramma di Verdi, pubblicata nel 1933, rivestì un importante ruolo di consulenza prima alla Utet, poi presso la nuova casa editrice Einaudi. Arrestato nel 1935 a causa della sua attività antifascista, trascorse cinque anni in carcere a Roma e, dopo 1'8 settembre 1943, prese parte alla Resistenza nel Canavese come commissario politico delle formazioni di Giustizia e Libertà.
Dopo la guerra divise il suo impegno professionale fra l'insegnamento di Storia della musica, la critica militante (scrivendo su «l'Unità», «L' Espresso» e «La Stampa») e il lavoro editoriale e letterario. Per tutta la vita coltivò la passione per la montagna, sia nella pratica che nella scrittura, alternando i récits d'ascension ai saggi sulla storia e la letteratura dell'alpinismo e alle testimonianze su amici e compagni di cordata.
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