Editoriale
LA CIMA DI ENTRELOR
Autore: Renato Chabod
La Cima di Entrelor è nel contempo una montagna reale dell'orografia della Valsavarenche e una montagna simbolo dell'alpinismo come metafora della vita. Su questo doppio registro Chabod sviluppa la narrazione delle vicende alpinistiche di cui è stato uno dei maggiori protagonisti negli anni '30 e '40.
Il resoconto delle imprese dà spazio a una tranche de vie che illustra le mete che in quel periodo costituirono i maggiori problemi alpinistici delle Alpi, in un ambiente d'alta montagna ancora tutto da esplorare ove l'avventura costituiva una delle motivazioni principali. Avventura ed esplorazione che Chabod non limita alle montagne di casa ma amplia con esperienze dalle Alpi Occidentali alle Ande patagoniche, segnando il passaggio dal periodo classico a quello moderno dell'alpinismo.
Gli sono compagni di scalata, in quella che insieme alla pittura considera la sua passione dominante, i grandi protagonisti del suo tempo. Tra costoro Amilcare Cretier, Lino Binel, Amato Grivel, Piero Ghiglione, Massimo Mila, Gabriele Boccalatte e Ninì Pietrasanta, Aldo Bonacossa, Giusto Gervasutti.
Al contempo la Cima di Entrelor è anche il simbolo per l'amore e il radicamento per la propria terra, che Chabod osserva e esprime dalle alte quote delle sue imprese, del suo impegno forense, politico, civile e famigliare.
In copertina: Renato Chabod
Renato Chabod , nato ad Aosta nel 1909, si laurea in giurisprudenza a Torino. È avvocato, magistrato e senatore, in guerra alpino e partigiano. Scrittore facondo, celebra nei suoi libri e nei suoi numerosi articoli il senso di appartenenza alle origini di montanaro prestato alla città, alla sua terra e alle sue genti, che illustra anche nella sua opera pittorica, forte espressione visiva del suo ambiente naturale d'elezione, quello dell'alta montagna.
"Quando, fra qualche altro anno, andrò a riposare definitivamente sulla collina sopra Aosta, sotto la gran pietra grigia, qualcuno scriverà di me sulla «Rivista Mensile» del Club Alpino: ma non potrà includere nel rituale elenco delle ascensioni grandi e piccole quella Cima di Entrelor che non ho mai salito, prima perché non volevo e poi perché non potevo."
(Renato Chabod)
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Descrizione
Specifiche
La Cima di Entrelor è nel contempo una montagna reale dell'orografia della Valsavarenche e una montagna simbolo dell'alpinismo come metafora della vita. Su questo doppio registro Chabod sviluppa la narrazione delle vicende alpinistiche di cui è stato uno dei maggiori protagonisti negli anni '30 e '40.
Il resoconto delle imprese dà spazio a una tranche de vie che illustra le mete che in quel periodo costituirono i maggiori problemi alpinistici delle Alpi, in un ambiente d'alta montagna ancora tutto da esplorare ove l'avventura costituiva una delle motivazioni principali. Avventura ed esplorazione che Chabod non limita alle montagne di casa ma amplia con esperienze dalle Alpi Occidentali alle Ande patagoniche, segnando il passaggio dal periodo classico a quello moderno dell'alpinismo.
Gli sono compagni di scalata, in quella che insieme alla pittura considera la sua passione dominante, i grandi protagonisti del suo tempo. Tra costoro Amilcare Cretier, Lino Binel, Amato Grivel, Piero Ghiglione, Massimo Mila, Gabriele Boccalatte e Ninì Pietrasanta, Aldo Bonacossa, Giusto Gervasutti.
Al contempo la Cima di Entrelor è anche il simbolo per l'amore e il radicamento per la propria terra, che Chabod osserva e esprime dalle alte quote delle sue imprese, del suo impegno forense, politico, civile e famigliare.
In copertina: Renato Chabod
Renato Chabod , nato ad Aosta nel 1909, si laurea in giurisprudenza a Torino. È avvocato, magistrato e senatore, in guerra alpino e partigiano. Scrittore facondo, celebra nei suoi libri e nei suoi numerosi articoli il senso di appartenenza alle origini di montanaro prestato alla città, alla sua terra e alle sue genti, che illustra anche nella sua opera pittorica, forte espressione visiva del suo ambiente naturale d'elezione, quello dell'alta montagna.
"Quando, fra qualche altro anno, andrò a riposare definitivamente sulla collina sopra Aosta, sotto la gran pietra grigia, qualcuno scriverà di me sulla «Rivista Mensile» del Club Alpino: ma non potrà includere nel rituale elenco delle ascensioni grandi e piccole quella Cima di Entrelor che non ho mai salito, prima perché non volevo e poi perché non potevo."
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